Coriolano Vighi nasce a Firenze nel 1852 da Carlo, incisore di pietre dure, e Giulia Neri, di origine bolognese. Nel 1854 la famiglia si trasferisce a Bologna dove il padre aveva aperto un’attività in proprio. Purtroppo gli esiti professionali paterni non sono felici e pertanto l’infanzia del pittore è caratterizza da una grande povertà. Nel 1866 inizia a frequentare presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna la scuola di paesaggio, diretta dallo scenografo Francesco Bortolotti, allievo del celebre Francesco Cocchi. Nel 870, ancora prima di terminare gli studi accademia, si aggiudica il terzo premio nel concorso di paesaggio, dimostrando una notevole vena artistica che perfezionerà durante alcuni soggiorni in Toscana, dove i luoghi di mare diventano elementi ispiratori che si concretizzano in disegni e appunti dal vero. Il mare rimarrà uno dei suoi soggetti preferiti, sino a farlo diventare, nella sua maturità artistica, uno dei più abili pittori di marine, apprezzate in particolare dalla alta borghesia. Questo periodo giovanile è testimoniato da un nucleo di opere oggi conservate presso il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni della Galleria degli Uffizi di Firenze, nonché presso quello della Pinacoteca Nazionale di Bologna, e anche nelle Raccolte d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna. La sua produzione paesaggistica così altamente romantica ma con spruzzate di grande e sapiente realismo, riscuote subito un enorme successo anche a Bologna, al punto da essere preferita a quella coeva di Luigi Bertelli. A partire dagli anni Ottanta stringe amicizia con il pittore Alessandro Scorzoni: i due si aiutano fattivamente e reciprocamente in molti momenti della vita. Stringe inoltre legami con altri colleghi, quali Luigi Bertelli, Alfonso Rubbiani, Luigi Serra, Ugo Valeri, Guglielmo Pizzirani e Alfredo Protti, nonché con tanti altri personaggi del mondo culturale del tempo. Nel 1880 partecipa all’Esposizione Nazionale di Torino con il pastello Tempo piovoso, acquistato dal re Umberto I per la propria collezione. L’anno seguente vince un premio per un gruppo di disegni all’Esposizione di Milano. Nel 1888 è presente all’importante Esposizione Nazionale di Bologna. Nello stesso anno visita il suo studio Giovanni Boldini, suo grande ammiratore. I successi professionali contribuiscono a migliorare considerevolmente le sue precarie condizioni economiche, tanto che nel 1890 decide di sposarsi con Argia Baratta, dalla cui unione nasce l’anno dopo Nerina. Nel 1892 un noto collezionista tedesco, Alfred Probst, visita il suo studio e acquista diverse opere, pagandole il doppio del prezzo richiesto. Poco tempo dopo Probst ritorna nello studio accompagnato da Hans Barth, corrispondente dall’Italia del Berliner Tageblatt che, con molti articoli mirati ad esaltare la tecnica e l’arte del nostro artista, farà di lui, in breve, un pittore molto richiesto dal mercato tedesco e mitteleuropeo. La fama è accompagnata da una serie di vendite a illustri personaggi del tempo: il Kaiser di Germania, lo Zar di Russia, il duca d’Aosta, il futuro re Vittorio Emanuele III e, nel 1900, la regina Elena, inseriscono nelle loro collezioni alcune sue tele. La sua intelligenza e la sua sensibilità poetica, amministrate e dosate da un senso critico straordinario, fanno sì che la sua arte sia riconosciuta oltralpe, dove abili mercanti organizzano, con regolarità, importanti mostre: Berlino, Francoforte, Baden Baden, Vienna, Monaco e San Pietroburgo sono alcune delle città che lo ospitano. Nel 1904 si aggiudica la medaglia d’oro al Salone di Parigi con il pastello Nidi d’aquile. La critica lo ricorda insieme a Boldini come tra gli artista italiano più famosi e apprezzati in Europa nel periodo a cavallo dei due secoli. In seguito a una grave malattia venerea, muore a Bologna il 9 aprile 1905.