La Belle Epoque
Da Boldini a De Nittis

 

“La Belle Epoque”: poco meno di quarant’anni di storia europea connotati da un tumul-tuoso sviluppo, da una incrollabile fede nel progresso, dalla spensieratezza e da tante belle donne. La Belle Epoque fu a tutti gli effetti un’età dell’oro, un momento magico di svilup-po e benessere, di invenzioni e fiducia nel progresso tecnologico, di euforia economica e culturale. Le grandi capitali europee - Parigi, Londra, Vienna, e in Italia Milano e Torino - divennero lo scenario di nuovi fenomeni di costume, dalle esposizioni universali ai caffè concerto, ai grandi magazzini, ai bagni di mare, alle gare sportive, alle corse automobilisti-che, ai voli in aeroplano. Cronisti di quest’Europa moderna e mondana furono gli artisti che registrarono i trionfi ed esaltarono gli eccessi di quegli anni effervescenti, votati a un destino di dissoluzione. L’alta borghesia industriale e finanziaria di fine Ottocento assoldò stuoli di pittori per celebrare i suoi riti e la sua smagliante modernità attraverso i ritratti delle sue donne, mogli e amanti, cocottes e chanteuses. Così in Francia, ma anche in Italia. I “Bei Tempi” italiani furono forse meno splendenti e intensi di quelli parigini, ma sempre seducenti e irripetibili. Artisti come Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini seppero coniugare l’allure francese con i fermenti italiani, l’impressionismo e la pittura di macchia. E altri ancora, come Ulisse Caputo, Angelo Morbelli, Federico Rossano e Ettore Tito, prima di intraprendere traietto-rie diverse, furono testimoni di quel mondo dorato.
Ai pittori italiani della Belle Epoque è dedicata l’esposizione pensata da Galleria Bottegantica per la rassegna Masterpiece 2014. Una selezione di cinquanta opere, tra dipinti e disegni, racconterà le pause di intimità e i riti mondani, le promenades e i rendez-vous, le gite al mare e la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni e i casinò, le galanterie e i vizi e di un’epo-ca che annuncia la modernità. Protagonista assoluta della rassegna è la donna, morigerata ma più spesso femme fatale. Una femminilità eccentrica e inquieta, in bilico tra vanità e lusso, diventa icona di un tempo in cui la felicità è un obbligo imprescindibile. Alle donne fasci-nose e impeccabili della grande triade degli italiens de Paris, Boldini, De Nittis e Zandomeneghi, celebri e celebrati interpreti dell’atmosfera cosmopolita e illusoria della Belle Epoque, il progetto espositivo affianca quelle immortalate, con esiti sorprendenti e inediti, da un nutrito drappello di pittori italiani meno noti al grande pubblico come Leonardo Bazzaro, Arnaldo Ferraguti, Pablo Salinas e altri ancora. Furono artisti che dai tanti pellegrinaggi nella Ville Lumiére derivarono l’intuizione di una femminilità più torbida e contraddittoria e per questo più moderna. Sono narratori visivi come Pompeo Mariani, autore di chanteuse sensuali come le protagoniste de Le perdute a Montecarlo; o Vittorio Matteo Corcos, audace e spavaldo quando sceglie di celebrare eroine voluttuose, come l’ammiccante modella de L’abito elegante; o ancora Ulisse Caputo che ne Signore al caffè illustra, con accenti espressionisti e di silente raccoglimento, una donna intenta a scegliere le stoffe davanti a un tavolino illu-minato da una lampada elettrica: un modo di costruire l’immagine che, unito alla sintetica semplificazione delle forme risolte tramite il colore, presenta una forte assonanza con cer-te incisive interpretazioni di ambito Fauves.