Luce e colore, Angelo Morbelli

Angelo Morbelli, luce e colore
Angelo Morbelli, Maliziosa, 1906-1909

Galleria Bottegantica, Milano

Diversi possono essere gli argomenti, diverse le forme che vivificano e danno sostanza ai dipinti di Angelo Morbelli: ma in tutti sembra – a chi osserva – di riconoscere un unico e solo soggetto, il cuore dell’artista.

Angelo Morbelli, Le Parche, 1904
Angelo Morbelli, Le Parche, 1904

Attraverso ricerche, incertezze, errori si avverte in tutta l’opera del pittore alessandrino l’aspirazione di rendere nelle sue tele quanto ha più di schietto e di immediato, ossia la voce del suo cuore. Un dipinto di Morbelli non narra, non descrive: è – semmai – l’effusione di un cuore, che vince l’abituale aridità o lo strazio di una tragedia e si abbandona a un unico sentimento.

Di qui la ben conosciuta povertà di particolari, di qui la singolare semplicità del suo vocabolario: lo schema compositivo nelle sue tele non suggerisce altro che il suo tumulto interiore, non distrae l’osservatore con una immagine complessa rispetto a quella che vuole realmente significare; anzi! quanto più vaga e indeterminata essa è, tanto più piace all’artista, perché rivela quella intima vita.

Angelo Morbelli, Riposo alla Colma, 1894-1898
Angelo Morbelli, Riposo alla Colma, 1894-1898

L’itinerario artistico di Morbelli procede verso l’accostamento di una visione della vita e di una concezione dell’arte che sono definite sin dalle prime opere, semmai si precisano man mano, ma senza svolte o capovolgimenti, acquistano risonanza e spessore per una analisi – che non rinnega il punto di partenza – lenta, discreta, aliena da ogni esteriorità. Il che d’altra parte è in perfetto accordo con la schiva riservatezza del suo carattere. La prima caratteristica che risulta evidente a chi osserva i quadri di Morbelli è la precisione, la minuziosa attenzione che egli mette nel descrivere la realtà: persone, oggetti, ambienti sono rappresentati con moduli di estremo naturalismo.