Federico Zandomeneghi, Place Pigalle a Parigi

Federico Zandomeneghi - Place Pigalle a Parigi - 1907 circa.
Federico Zandomeneghi, Place Pigalle a Parigi, 1907 circa.

Il Novecento si apre per Federico Zandomeneghi nel segno della continuità. Il lavoro continua spedito, come mostrano le grandi composizioni e i pastelli compiuti nel corso del primo decennio.

Mentre moltiplica le "conversazioni" e le figure di donna dai capelli raccolti, appoggiate al balcone o ferme sullo sfondo di paesaggi in fiore, egli torna con grande impegno alle tele animate da molte figure. In Le Parc Monceau (1903 circa; collezione privata), Matinée musicale (1908 circa; collezione privata), Place Blanche le matin (1911; collezione privata) e in Place Pigalle sembra fluire, in modo nuovo, quella linfa giovanile delle vivaci adunate di figure, care al gusto impressionista.

Place Pigalle, ad esempio, è contraddistinta da un equilibrio nella disposizione dei gruppi, un’intenzione di solidità nel riassunto delle forme, una più pacata elaborazione dei gesti studiati a contrasto, come nel gruppo delle signore che conversano amabilmente in primo piano e dell’uomo col cappello che sorseggia del vino, che testimoniano con quanta costanza il maestro ormai settantenne raffini fino all'ultimo le sue ricerche di ricostruzione della realtà: una realtà che lo cattura al primo sguardo, ma che poi rielabora secondo la sua collaudata "maniera" stilistica.

Come nei dipinti del periodo impressionista, anche qui l'inquadratura prevede l’impostazione eterodossa delle figure, con la testa dell'uomo sulla sinistra che esce dal campo visivo, e nei contrasti di luce e ombra che avvolgono figure e ambiente: "trucchi", insomma, di alta qualità per dare la sensazione della scena colta sul fatto, all'improvviso, e per suggerire l’adesione del pittore alla vita in atto.

Federico Zandomeneghi
(Venezia 1847 - Parigi 1917)

Place Pigalle a Parigi, 1907 circa
Olio su tela, 92 x 73 cm

Provenienza:
Angelo Sommaruga, Parigi; Maria Caputo Sommaruga, Milano; Ludovico Cartotti, Lessona Biellese; collezione privata, Biella

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