Ricostruzione futurista dell'universo, Giacomo Balla

Giacomo Balla, Merli futuristi, 1924
Giacomo Balla, Merli futuristi, c. 1924

Galleria Bottegantica, Milano

Nel 1910 Giacomo Balla, animato da posizioni antiaccademiche e da uno spirito di ribellione, aderisce alle nuove idee futuriste e firma – insieme a Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini – i manifesti del gruppo (Manifesto dei pittori futuristi, 11 febbraio 1910; Manifesto tecnico della pittura futurista, 11 aprile 1910).

“I futuristi erano giovani – ricorda Elica Balla – ed era bello per loro gettarsi nella nuova avventura, senza avere nessuna opera da dimenticare” . Balla invece di opere da dimenticare ne aveva parecchie, essendo all’epoca uomo di trentanove anni e pittore da quindici. L’adesione al futurismo perviene quindi da un artista maturo, desideroso di rimettersi in gioco e carico di un’esperienza che non esita a riversare nell’impresa – davvero rivoluzionaria – che ha deciso di intraprendere.

Le idee sul dinamismo propugnate nei due manifesti hanno di certo contribuito ad avvicinarlo al nuovo credo futurista; lui che per anni, con pennellate oblique e con tocchi rapidi di colore, ha fatto vibrare i suoi quadri al fremito della luce . Ma c’è di più! Nel Manifesto tecnico della pittura futurista si proclama che “non può esistere pittura senza divisionismo”, per poi specificare subito dopo che “il divisionismo […] non è nel nostro concetto un mezzo tecnico che si possa metodicamente imparare ed applicare.

Il divisionismo nel pittore moderno, deve essere un complementarismo congenito, da noi giudicato essenziale e fatale”. Tra i firmatari del manifesto Balla è certo quello che ha la conoscenza più approfondita della tecnica divisionista e dei principi che la animano; e proprio sulla scia di tale esperienza decide di tentare la nuova avventura futurista.