Massimo Campigli, Le Trecce

Massimo Campigli. Le Trecce (Due ragazze o Le Gemelle), 1951. Galleria Bottegantica
Massimo Campigli. Le Trecce (Due ragazze o Le Gemelle), 1951

Diversi sono gli argomenti, diverse le forme che vivificano e danno sostanza ai dipinti di Massimo Campigli: ma in tutti ricorre un unico tema, la donna. La figura femminile è infatti il suo soggetto prediletto, il suo punto di partenza e di arrivo. In altre parole la sua ossessione.

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Ossessione che ha la sue origine nell’infanzia dell’artista, che solo in tempi recenti si è scoperto essere nato a Berlino e che il vero nome è Max Ihlenfeldt. La madre Anna, tedesca di appena diciotto anni, non era sposata; per evitare lo scandalo invia il piccolo in Italia, nella campagna fiorentina, dove è accudito della nonna. La madre lo raggiunge saltuariamente e solo nel 1899, dopo aver sposato un commerciante inglese, prende finalmente il bambino con sé fingendo però di essere sua zia, per salvare le apparenze. A quattordici anni, Max scopre casualmente la verità.

Questa vicenda familiare spiega il mondo espressivo dell’artista: il suo universo di donne immobili, insieme sfuggenti e distanti, è in definitiva una lunga meditazione sull’enigma femminino, e sull’icona della Dea-Madre. Ma la pittura di Campigli è anche una ricerca sulla forma assoluta. Nei suoi quadri il corpo, il volto, il seno delle modelle, soprattutto negli anni fra le due guerre, sono disegnati come forme paradigmatiche, inscritti in geometrie regolari, calcolati secondo ritmi sapienti in uno studiato rapporto fra cerchio e quadrato, fra cubo e sfera.

Il tempo è bandito, o eluso, e le donne di Campigli attingono la loro essenza dai ritratti del Fayum, dai sarcofagi etruschi oppure da alcune figure rinascimentali. Nel secondo dopoguerra, le immagini acquistano poi una forma a clessidra. Lo spazio in cui si muovono è, nello stesso tempo, mitico e reale. Campigli continua a guardare all’antico, anche se i suoi interessi sono ora mutati, rivolti per lo più alla secchezza delle statue oceaniche o ai fasti cromatici della tessitura mesoamericana.

Massimo Campigli
(Berlino 1895 - Saint Tropez 1971)

Le Trecce (Due ragazze o Le Gemelle), 1951
Olio su tela 70 x 65 cm
Firmato e datato in basso a destra: Campigli

Provenienza:
Gertrude Rubin Jarvis, New York; Maino Ruspoli, New York; Galleria Brera, Milano; Galleria Marescalchi, Bologna; Private collection, Firenze